Regione Piemonte: MISURA 8.1.1 - "Imboschimento di terreni agricoli e non agricoli"

mercoledì 22 novembre 2017
Regione Piemonte: MISURA 8.1.1 - 'Imboschimento di terreni agricoli e non agricoli'

A quasi due anni di distanza dall’emanazione del primo bando relativo alla misura 8.1.1 del Psr per il finanziamento di interventi di forestazione, la Regione Piemonte ne ha preparato uno nuovo. Due assessorati con le rispettive direzioni, Agricoltura e Ambiente, hanno  valutato  la bozza di bando che poi è stato approvato dal Comitato di Sorveglianza del 26 ottobre e sarà pubblicato a inizio 2018.

Vi sono importanti novità rispetto al bando del 2016, che presentava alcuni aspetti molto problematici che hanno limitato l’adesione dei potenziali richiedenti o condizionato pesantemente gli agricoltori che hanno comunque presentato le domande.

Riepiloghiamo i principali aspetti del bando precedente per soffermarci via via sulle modifiche che il nuovo dovrebbe inserire.

Gli interventi riguardano tre tipologie:

1. impianti di arboricoltura da legno a ciclo breve per la produzione di legname di pregio, in particolare la pioppicoltura, di durata minima pari a 8 anni;

2. impianti di arboricoltura da legno a ciclo medio-lungo per la produzione di legname di pregio, di durata minima pari a 20 anni;

3. impianti a finalità prevalentemente ambientale, in particolare di bosco permanente, di durata minima pari a 20 anni. 

Tutti gli interventi devono essere collocati in zona di pianura.

Per le tipologie di intervento 1 e 2 sono ammissibili superfici, di proprietà privata o pubblica, che risultino ad uso agricolo dall’ultima validazione del fascicolo aziendale con usi del suolo riferiti a  seminativi,  coltivazioni legnose agrarie permanenti o pioppeti.

Per la tipologia di intervento 3 sono ammesse anche superfici a uso non agricolo.

Giova ricordare che, ai sensi delle norme nazionali e regionali vigenti - gli impianti di bosco permanente (tipologia 3) sono considerati bosco; pertanto, anche trascorsi i 20 anni di impegno ai sensi del PSR, è vietata la “trasformazione”, ossia la loro eliminazione per cambiare la destinazione d’uso del terreno;

Gli impianti di arboricoltura da legno (tipologia 1 e 2) non sono invece considerati bosco e perciò non sono soggetti ai vincoli di destinazione previsti per il bosco dalle norme paesistico-ambientali e forestali.

La tipologia 1 riservata sostanzialmente ai pioppeti finanzia le sole spese di impianto e può riguardare impianti monospecifici (solo pioppo) o polispecifici (pioppo più altre essenze arboree) con un massimale di spesa (vecchio bando) rispettivamente di 4000 e 6000 euro.

Due novità di rilievo rispetto alle passate programmazioni (2080, misura H misura 221).

La prima, positiva, è rappresentata dalla possibilità di investimenti anche su superfici con coltura precedente arborea (pioppo su pioppo); questa norma consentirà anche ai pioppicoltori “storici” ed esclusivi di finanziare i loro nuovi impianti. Per giustificare la valenza ambientale delle operazioni finanziate è  stato però introdotto l’obbligo di utilizzare nell’impianto  almeno due cloni differenti, uno dei quali appartenente al gruppo dei cosiddetti MSA (cloni a maggior sostenibilità ambientale) resistenti alle più importanti avversità della coltura. Qui di seguito riportiamo l’elenco dei cloni MSA desunto dall’allegato 1 al bando dl 2016. Non fanno parte di questo gruppo le varietà oggi maggiormente diffuse in Pianura Padana quali l’I214 e il Beaupre’ anche se tendenzialmente si sta assistendo a un incremento dei nuovi cloni resistenti che pur guardati con una certa diffidenza dall’industria del compensato, presentano notevolissimi vantaggi sia dal punto di vista produttivo sia, soprattutto, da quello del risparmio sui costi degli interventi fitosanitari oggi decisamente impegnativi per i cloni tradizionali più sensibili a svariate patologie.

CLONI DI PIOPPO A MAGGIOR SOSTENIBILITA' AMBIENTALE (MSA): AF8 - Aleramo - Brenta - Diva - Dvina - Eridano - Harvard - Koster - Lambro - Lena - Lux - Mella - Moleto - Mombello - Moncalvo - Oglio - Onda - San Martino - Senna - Sile - Soligo - Stura - Taro - Tucano - Villafranca  

La percentuale di clone MSA variava nel passato bando dal 22 al 50% in relazione alla superficie totale dell’intervento e precisamente 22% per interventi eseguiti su una superficie minore di 5 ettari, 33% per superfici inferiori a 15 ettari e 50% per superfici uguali o superiori a 15 ettari. Nel nuovo bando,  e qui abbiamo la prima modifica, le percentuali verranno ridotte rispettivamente al 20, 30 e 40 percento. Chi raggiungerà il 50% di differenziazione avrà un premio, raggiungendo indipendentemente dalle altre caratteristiche, la fascia più alta di contributo (80%).

Sono infatti previsti criteri di priorità per la definizione della graduatoria regionale e aliquote di finanziamento differenziate.

Punteggi prioritari sono assegnati agli “agricoltori attivi”, alle aziende con superfici ubicate in aree “natura 2000” – fasce fluviali A e B – in zone di salvaguardia di acque destinate al consumo umano ecc.

Le percentuali di contributo sulla spesa di impianto sostenute che nel bando precedente andavano dal 50 all’80% dovrebbero essere limitate a due sole fasce con finanziamento pari al 60 o all’80 percento delle spese sostenute.

L’aliquota maggiore sarà riservata, come già detto, a impianti con differenziazione clonale con cloni MSA superiore al 50% e ad alle aziende che aderiscono a sistemi di certificazione ambientale.   

Relativamente a quest’ultimo aspetto dobbiamo rilevare che gli schemi di certificazione ambientale previsti per la pioppicoltura sono oggi due: lo standard FSC e lo standard PEFC.

La certificazione può essere richiesta da singole aziende o da gruppi di aziende. La certificazione di gruppo  deve avere un capogruppo che si occupi del coordinamento e della gestione amministrativa e un disciplinare del gruppo che oltre al recepimento delle norme generali dello standard  regoli i rapporti interni fra i membri aderenti.

La certificazione di gruppo può essere conveniente per gli aderenti in quanto tutte le spese di gestione, con particolare riferimento a quelle relative alle visite annuali di audit da parte delle società terze di certificazione, e quelli amministrativi vengono suddivisi fra gli aderenti con notevoli risparmi.

Lo standard PEFC pur avendo una spiccata vocazione ambientale come richiesto da questo tipo di certificazione ha regole più adattabili ad una pioppicoltura produttiva e “agricola” mentre lo standard FSC risulta più adatto a realtà forestali  naturaliformi.

In Piemonte per lo standard PEFC esistono due gruppi di certificazione, uno dei quali ha come capogruppo la Confagricoltura di Alessandria e può accettare adesioni da tutto il Piemonte.

Riassumendo: la partecipazione ad un gruppo di certificazione garantisce maggiori punti nella determinazione della graduatoria e una più elevata  percentuale di contributo.

Una delle norme che ha destato maggiori perplessità nello scorso bando è riferita all’obbligo di rendicontare con fatture almeno la parte di spesa coperta dal contributo, potendo sostenere lavori in economia solo per la parte eccedente il contributo.

Questa limitazione, derivata da altre misure del PSR nelle quali aveva qualche ragion d’essere, risulta invece assolutamente incongrua per la misura 8. Qui, infatti, soprattutto per la pioppicoltura, tutte le operazioni d’impianto vengono normalmente effettuate “in economia” dall’agricoltore, il quale nell’arare, erpicare, tracciare le file, scavare le buche,  mettere a dimora le barbatelle, non fa altro che  il suo lavoro senza bisogno di ricorrere ad altri per eseguirlo.

Questo “difetto”  sarà eliminato dal nuovo bando con il recupero dalle vecchie misure del PSR forestazione dei cosiddetti “costi standard”. In sostanza verrà definito un valore massimo per ogni operazione eseguita dal pioppicoltore e stilato un prezziario regionale che terrà conto delle particolarità della coltivazione quali ad esempio densità di impianto, localizzazione del fondo, etc. Queste lavorazioni verranno ovviamente verificate a “collaudo” e  daranno diritto al contributo nella percentuale prevista dalle caratteristiche aziendali. Gli impianti di tipologia 2 e 3 del vecchio bando presentavano limitazioni abbastanza pesanti che ne rendevano complicata la realizzazione e hanno limitato a poche domande l’adesione regionale. Erano infatti riservati, come già ricordato, alle zone di pianura con interventi su una superficie di impianto minima di 5 ettari in corpi separati non inferiori all’ettaro con Il premio di mancato reddito e di manutenzione  limitato ai primi 5 anni di impianto per la tipologia 2 e ai primi 10 per la 3.

Il nuovo bando dovrebbe migliorare la situazione anche per queste tipologie prevedendo l’introduzione dei costi standard per le lavorazioni di base e il prolungamento a 10 anni del premio di mancato reddito differenziato per classi altimetriche.

Gli impianti di tutte e tre le tipologie prevedono la redazione di un progetto da parte di un tecnico con specifiche competenze, abilitato ed iscritto agli albi di riferimento.

Fonte: www.blogincampo.it

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