Il dottore forestale Paolo Terzolo, vicesindaco di Oulx, spiega le funzioni di Boster

mercoledì 7 settembre 2016
Il dottore forestale Paolo Terzolo, vicesindaco di Oulx, spiega le funzioni di Boster

Il dottore forestale Paolo Terzolo, vicesindaco di Oulx, spiega le funzioni di Boster per lo sviluppo delle attività legate al legno e alla montagna, soprattutto in alta Valsusa.  

La Fiera Boster è giunta alla sua ottava edizione. Quale funzione ha avuto per lo sviluppo della filiera del legno in alta Valsusa?  

L’appuntamento con Boster è divenuto ormai una scadenza fissa nell’organizzazione delle attività legate alla filiera forestale. È un appuntamento in cui ci si confronta su risultati e criticità e, come tutte le scadenze, obbliga ad essere particolarmente attivi e propositivi. 

Dagli inizi di Boster a Usseaux, sino a queste ultime edizioni di Oulx, il quadro della filiera forestale è mutato con la creazione di nuova e differente imprenditoria e con il lancio di nuove interessanti iniziative, per la valorizzazione delle risorse del nostro formidabile patrimonio forestale. 

Tra queste, ricordo l’iniziativa che si sta concretizzando: la realizzazione dell’impianto di riscaldamento a cippato presso la sede del consorzio forestale, in collaborazione con la cooperativa “La Foresta”. 

In un certo senso, anche questa iniziativa è “figlia” di Boster, nel senso che i dibattiti, gli incontri, i macchinari esposti, hanno alimentato una progettazione, tecnica e finanziaria, che ha saputo dare sbocchi concreti nella concretizzazione del concetto di filiera.

Quali sono i punti di forza del patrimonio forestale dell'alta Valsusa? 

L’alta Valle Susa ha un patrimonio forestale di eccezionale valore, sia per la sua potenzialità produttiva che per la ricchezza di biodiversità. A ciò si deve aggiungere, fattore di particolare importanza in una valle a forte economia turistica, l’aspetto paesaggistico, dato che le foreste garantiscono una qualità di paesaggio particolarmente apprezzata dai fruitori, sia nella stagione estiva che in quella invernale.

Rispetto alle valenze primarie di produzione di legname, i boschi dell’alta Valle Susa sono da sempre stati un fornitore di legname da pregio per costruzione (si ricorda a tal riguardo l’uso del legname della Valle per la costruzione dei principali edifici della Torino Sabauda). Ancora oggi, dunque, la qualità del legname deve essere uno dei punti di forza dell’economia forestale, in particolare i boschi di larice e le cembrete; anche abetine, peccete e pinete di pino silvestre sono tuttavia in grado di fornire assortimenti di qualità anche se non universalmente apprezzati. 

Per quanto concerne l’aspetto della filiera bosco – energia, questo, pur importante, è residuale in un sistema forestale come quello dell’Alta Valle e deve essere inteso come valorizzazione energetica di tutta la produzione legnosa non di qualità; si tratta dunque di valorizzare come energia tutti gli assortimenti non solo di scarto di lavorazione, ma anche non in grado di assicurare la qualità tecnologica richiesta dal mercato del legname di lavoro.

Quali politiche innovative per lo sviluppo alpino possono essere messe in atto?

In un’area alpina caratterizzata da un notevole sviluppo di boschi, posti sovente in aree comunque di buona accessibilità, è fondamentale proseguire con la politica attuale di Gestione Forestale Sostenibile, peraltro certificata dall’adesione allo schema PEFC. 

Nell’ottica della gestione forestale sostenibile si può quindi garantire una buona produzione di legname, vantaggiosa per i proprietari ma soprattutto fonte di lavoro per numerose persone, coniugandola con il rispetto dell’ambiente e del paesaggio, elementi fondamentali in una valle a forte vocazione turistica.

Proseguendo quindi le linee di gestione forestale attuate negli ultimi decenni bisognerebbe però riuscire ad attivare e mantenere una filiera forestale più locale con trasformazione e valorizzazione del prodotto in valle (segherie e falegnamerie) attraverso l’iniziativa di alcuni imprenditori privati. Infatti attualmente il legname dell’Alta Valle Susa è solo in parte lavorato in valle con una conseguente perdita del valore aggiunto che ne deriverebbe. 

La scommessa per il futuro, dovrà dunque essere quella di mantenere la filiera produttiva, sia quella del legname da lavoro e da falegnameria, che quella energetica, il più possibile a livello locale attraverso lo sviluppo di una diffusa piccola imprenditoria. 

L’impegno pubblico sarà quello di mantenere, attraverso la preziosa attività del Consorzio Forestale Alta Valle Susa, un’efficace attività selvicolturale ben pianificata, tale da assicurare l’esbosco di quantità omogenee e costanti di legname, e di creare le condizioni favorevoli allo sviluppo di imprenditoria in grado di attuare in valle il maggior livello di trasformazione del legname.

 

Fonte: Ufficio Stampa Boster nord ovest 2016

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