AUSF d'Italia: tavola rotonda su “L’Imprenditoria Giovanile in Campo Forestale”

mercoledì 13 luglio 2016
AUSF d'Italia: tavola rotonda su “L’Imprenditoria Giovanile in Campo Forestale”

Venerdì 16 settembre alle 9,15, presso la Fiera BOSTER nord ovest a Beaulard di Oulx, l’ A.U.S.F. d'Italia (Confederazione delle Associazioni Universitarie degli Studenti Forestali d’Italia) darà vita alla tavola rotonda dal titolo “L’Imprenditoria Giovanile in Campo Forestale

Il programma prevede:

Saluti: Federico Minniti (AUSF Italia) e Francesca Poratelli (AUSF Torino)
 
Interventi:
  • Davide Lucchini – Obiettivo Verde (impresa forestale e trasformazione legno)
  • Marco Carnisio – Libero professionista forestale
  • Boschi Vivi – Start Up forestale
  • Boratt Petrolo – Segheria Mobile del Ticino

Modera: Luigi Torreggiani – Sherwood

Tale iniziativa si inserisce in un programma più vasto, articolato in 5 giornate studio facenti capo alla VII Assemblea Nazionale Ausf Italia 2016 ch si terrà a Salbertrand (TO) 12 – 17 Settembre.  Il filo conduttore di queste giornate sarà rappresentato dal tema “L’ABBANDONO E IL RITORNO ALLA MONTAGNA”

In questi ultimi anni le Alpi sono protagonista di un cambiamento importante che mette in discussione i consueti stereotipi della montagna abbandonata, triste e difficile da vivere, in netta contrapposizione con la città dinamica, creativa e ricca di opportunità. Si tratta di un fenomeno dovuto non tanto a una ripresa della natalità, quanto piuttosto all’arrivo di una nuova popolazione residente.

Con questo fenomeno stanno emergendo almeno due figure simbolo di esso: il pastore e il migrante extra-comunitario. Il primo, da sempre la figura tradizionaledella montagna, una volta rappresentata rozza e poco incline alla vita sociale, oggi, rappresentata perlopiù da giovani che han cominciato a intraprendere questo mestiere. Il secondo è invece un soggetto relativamente nuovo per la montagna, ma che diventaanch’esso simbolo di un processo di integrazione tra una tradizione radicata e un diverso modo di pensare e di essere. È interessante quindi osservare nel suo insieme come questo fenomeno migratorio metta in evidenza soprattutto un nuovo modo di abitare la montagna.

I nuovi montanari si fanno portatori di un progetto innovativo basata su valori ambientali, naturali e culturali, rinnovando tradizioni e mantenendo reti di relazioni con territori extra-montani.

Per poter riabitare le Alpi i fattori che esercitano un maggior peso son due: il primo è morfologico-infrastrutturale, poiché se da un lato abbiamo valli lunghe che danno accesso a valichi o trafori internazionali, percorsi da grandi assi viari e ferroviari e hanno al loro interno città importanti; dall’altro ci son piccole valli che dopo pochi chilometrisboccano in pianura e son costrette a far riferimento a dotazioni urbane che si trovano fuori da esse. L’altro fattore è il grado di urbanizzazione della pianura pedemontana su cui sboccano le valli. Si va quindi dalla presenza di metropoli come Torino alle numerose città sparse dell’alta pianura veneta. Combinando i due fattori otteniamo una varietà di situazioni più o meno attrattive per i nuovi abitanti.

La Valle di Susa è un caso esemplare dicome gli effetti dei due fattori si combinano perfettamente. Infatti, è una delle poche valli delle Alpi Occidentali italiane di una certa lunghezza e conduce a valichi e trafori internazionali, inoltre il suo sbocco pedemontano è compreso nella corona più periferica dell’area metropolitana di Torino.

Il ritorno alla montagna ci pare un fenomeno nuovo ma in realtà nella storia della colonizzazione delle Alpi ci sono state numerose fasi di popolamento, spopolamento e ripopolamento. Tuttavia qualcosa di nuovo c’è e riguarda sia le modalità con cui il fenomeno oggi si presenta sia le sue conseguenze sul futuro della montagna.

Senza una montagna abitata, curata, monitorata, le terre alte andranno incontro a due alternative. Da un lato, dovranno perpetuare il modello, sperimentato nel cosiddetto “boom consumistico”, di un terreno da consumare nel continuo superamento di limiti sempre più improponibili. Dall’altro dovranno arrendersi di fronte all’avanzata del re-inselvatichimento, conseguenza dell’abbandono delle attività agro-forestali-pastorali, che porta quindi ad un aumento esponenziale della superficie forestale, alla perdita dei paesaggi colturali tipici del paesaggio alpino e con questo alla perdita di biodiversità.

L’impegno ecologico non può quindi essere orientato soltanto nella direzione della ri-naturalizzazione, poiché le nostre montagne hanno ancora bisogno dell’uomo. E in tal senso dovrà essere affrontato il delicato problema della convivenza fra attività rurali e protezione della natura, fra allevatori che ritornano sugli alpeggi e la presenza crescente dei nuovi predatori, al fine di non frustrare le aspettative di reinsediamento umano.

Fonte: segreteria A.U.S.F. d'Italia

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