La biomassa legnosa si fa strada nel mercato

mercoledì 10 settembre 2014
   

Lo sfruttamento delle biomasse (cippato, pellet, cereali, colture dedicate) e del biogas ottenuto dagli scarti agroalimentari produce oggi quasi il 3% del nostro fabbisogno elettrico ma aumenterà: il Piano di azione nazionale per le energie rinnovabili, approvato nel giugno scorso, stabilisce che, entro il 2020, dovrà derivare da biomasse solide circa il 20% dell’elettricità prodotta da fonti pulite (che in totale dovrà coprire il 17% del fabbisogno nazionale)

E cosa c’è di più ecologico e pulito del legno? Materiale naturale e rinnovabile, attore principale del
mondo dell’arredo e oggi della costruzione edilizia, è diventato anche protagonista dell’energia.

Un protagonista perfetto, in grado di attivare un circolo virtuoso nel ruolo di combustibile: bruciando, infatti, rilascia nell’atmosfera la stessa quantità di anidride carbonica che ha catturato crescendo, pareggiando così la bilancia delle emissioni.

La biomassa legnosa nel mondo delle energie alternative è balzata così in primo piano: complici anche gli incentivi, si sono moltiplicati gli impianti di teleriscaldamento e termoelettrici che si alimentano a cippato (legno ridotto in scaglie prodotto a partire da tronchi e ramaglie) e non sarà un caso se pure le stufe e i caminetti domestici che bruciano pellet (combustibile ricavato dalla segatura essiccata e poi compressa in forma di piccoli cilindri del diametro di alcuni millimetri) sono oggi più che un semplice trend per ecologisti dell’ultima ora. Prezzi alle stelle Via libera, dunque, alla corsa al legno da bruciare, che intanto è perlopiù composto da scarti? Mica tanto. L’aumento della domanda di cippato – di cui la Cina, per la produzione di pannelli, ha iniziato anche in Italia un’opera di rastrellamento a prezzi superiori a quelli di mercato - in un mercato drogato dagli incentivi, ha favorito una bolla speculativa che fa attestare sul 25-30% l’incremento dei prezzi nell’ultimo anno termico (2009-2010).
Una corsa, quella del prezzo della materia prima, che rischia di mettere in crisi altri settori, soprattutto quello dei fabbricanti di pannelli e di semilavorati in legno (la base dell’arredo, di cui l’Italia è secondo esportatore al mondo), che di quella stessa materia prima si nutrono.
“In Germania, Francia, Svezia e Ungheria - dice Paolo Fantoni, presidente di Assopannelli, l’Associazione di FederlegnoArredo che riunisce i fabbricanti di pannelli e semilavorati in legno - si è verificata una serie di chiusure di fabbriche produttrici di pannelli. L’aumento dei prezzi delle materie prime, infatti, non riesce ad essere ribaltato sui prezzi di vendita.” Secondo Assopannelli, la scarsità della materia prima deriva soprattutto dall’utilizzo da parte degli impianti a biomassa di ingenti quantità di legno come combustibile. La conseguenza è l’inevitabile rincaro dei prezzi dei pannelli. Una seria minaccia, considerato che la sfida competitiva che le nuove centrali a biomassa stanno portando all’industria del pannello, nasce da una strategia energetica che sicuramente si intensificherà nei prossimi due-tre anni.

Cosa chiedono le industrie dei pannelli? Che questa distorsione del mercato sia riequilibrata con la limitazione degli incentivi, anche attraverso un dimensionamento dei nuovi impianti a biomassa che dovrebbe considerare la disponibilità territoriale della materia prima, per non interferire con gli usi della filiera nazionale che dal legno arriva al mobile finito. In questa direzione sembra andare il Patto della “Filiera bosco-legno-energia” della Regione Lombardia firmato nello scorso dicembre da una serie di entità coinvolte che vanno dall’Associazione dei Consorzi forestali della Lombardia, l’Associazione Regionale Imprese Boschive Lombarde, l’Associazione Pioppicoltori Italiani, la Federazione Italiana Produttori Energia da Fonti Rinnovabili, Federlegno-Arredo, tutti impegnati nella messa a punto di strategie per lo sfruttamento razionale ed equilibrato delle risorse forestali da trasformare anche in biomassa. Incentivi più mirati La situazione attuale comunque è complessa: anche sul fronte degli incentivi, concessi non tenendo conto di elementi importanti. La conversione del legno e del cippato in energia termica è molto efficiente: da 2,5 kg di materia prima si ottengono 4 kw termici, contro un solo kw elettrico, ma questo tipo di impiego non viene oggi incentivato adeguatamente. Nel 2009, la richiesta di cippato delle centrali di teleriscaldamento a biomassa (potenza complessiva 282 MWt) si è attestata su 375.000 tonnellate per una produzione di 861 milioni di kWh termici prodotti, a fronte di un consumo delle centrali termoelettriche (potenza 450 MWe) di 6 milioni di tonnellate per 2 miliardi di kWh elettrici prodotti. Il calore, dunque, non viene direttamente incentivato. L’unica misura di promozione è data dal riconoscimento dei Titoli di Efficienza Energetica, dell’ordine di 0,007 euro/ kWh per una durata di cinque anni. “Attenzione quindi a mettere a fuoco i diversi scenari - dice Walter Righini, presidente di Fiper, la Federazione Italiana Produttori di Energie Rinnovabili, le centrali di teleriscaldamento a biomassa sono un investimento utile all’ambiente e all’economia se di piccole dimensioni finalizzate alla produzione di energia termica e/o elettrica in co-generazione. Se bruciano residui di boschi o di segheria locali favoriscono anche la redistribuzione del reddito sul territorio e garantiscono la gestione sostenibile dei boschi, dei bacini e degli alvei fluviali. Altrimenti per la produzione esclusiva di energia elettrica, ricade sulla bolletta dei cittadini un onore che incentiva dinamiche di speculazione finanziaria fine a se stesse”.

 

Articolo di Paola Pianzola

 
 

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