"M'illumino di meno", spegniamo le luci e pensiamo al futuro dell’ambiente

venerdì 6 marzo 2020
'M'illumino di meno', spegniamo le luci e pensiamo al futuro dell’ambiente

ROMA - Un'altra giornata dedicata al risparmio energetico, questa di venerdì 6 marzo, e degli stili di vita sostenibili. ispirata ad una iniziativa, cominciata 16 anni fa ai microfoni di Radio 2, nel programma di Massimo Cirri e Sara Zamboni, Caterpillar.  “M’illumino di meno”, è diventata così un'occasione nazionale di mobilitazione che negli anni ha riscosso una enorme partecipazione di pubblico e ha ottenuto diversi riscontri anche presso le Istituzioni. Un gesto simbolico come quello di spegnere la luce aiuta a promuovere un uso più consapevole delle risorse energetiche a nostra disposizione e ci fa riflettere sui cambiamenti climatici in atto. L’edizione 2020 si concentra sugli alberi e sul verde urbano e invita cittadini e cittadine, scuole ed istituzioni a piantare un albero. Come recita lo spot promozionale, “Un albero fa luce” e simboleggia la lotta alle emissioni di Co2.

Obiettivo Greta Thunberg. Oggi M’illumino di meno rappresenta una delle maggiori iniziative di ecosostenibilità italiane con risonanza globale, e richiama l’attenzione di personalità ed istituzioni internazionali. Il Parlamento Europeo, ad esempio, aderirà all’iniziativa piantando degli alberi. La sfida di quest’anno per i conduttori di Caterpillar, Sara Zambotti e Massimo Cirri è quella di fare arrivare l’appello a due donne fortemente impegnate nella lotta ai cambiamenti climatici: Greta Thunberg e Jane Fonda. E chissà se con l’aiuto degli ascoltatori non riescano a risalire i famosi “sei gradi di separazione”.

Fare rete con i movimenti internazionali. È importante dialogare con i movimenti internazionali di lotta al cambiamento climatico che negli ultimi anni sono cresciuti anche in Italia, come ad esempio Fridays for Future ed Extinction Rebellion. Costruire una rete di azione dal basso in grado di influenzare le scelte della politica: questi gli obiettivi dei gruppi di lotta, animati specialmente da giovani e giovanissimi.

Formazione ambientale nelle scuole. Le istituzioni italiane sono attente all’ambiente, come hanno ribadito i ministri dell’Ambiente e dell’Istruzione alla presentazione di M’illumino di meno 2020. Secondo la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolini “la scuola ha un compito fondamentale nel creare un’etica della responsabilità”: dal prossimo ciclo scolastico l’educazione ambientale sarà presente nei programmi didattici. “Siamo il primo Paese al mondo che inserisce la formazione ambientale nelle scuole”, commenta il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, che annuncia anche la creazione di una “banca per gli alberi” –  uno strumento per coinvolgere il sistema bancario nella piantumazione di alberi in Italia.

Una proposta: implementare il lavoro da casa. L’attenzione all’ambiente è ribadita anche nella nuova legge di bilancio, ma bisogna agire in modo più veloce ed incisivo. Il cambiamento climatico necessita di trasformazioni radicali del nostro stile di vita, e abbiamo a disposizione molti strumenti tecnologici per farlo. Un esempio? Lo smartworking, meglio sarebbe dire “lavoro intelligente”, il lavoro in remoto, insomma, che permette di limitare gli spostamenti e le emissioni nocive. L’Agenzia Nazionale per la Protezione dell’Ambiente della Lombardia conferma una drastica riduzione di polveri sottili nelle ultime settimane, grazie ai provvedimenti per contenere la diffusione del Coronavirus. E se si provasse ad implementarlo in modo intelligente e consapevole e renderlo la norma? L’ambiente ringrazierebbe.

Cambiamento climatico e migrazioni. Allargando lo sguardo alle migrazioni globali, è evidente come i cambiamenti climatici stiano influenzando la mobilità umana. La presenza sempre maggiore di gas serra nell’atmosfera sta causando l’innalzamento delle temperature globali e aumentando la frequenza e l’intensità di fenomeni estremi come siccità, incendi, uragani, mareggiate, ondate di gelo. Fenomeni che costringono migliaia di persone ad abbandonare il proprio Paese: sono i nuovi migranti climatici. Le conseguenze negative riguardano anche la sicurezza alimentare e la disponibilità d’acqua. Secondo il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite, entro il 2080, tra 1,1 e 3,2 miliardi di persone potrebbero sperimentare la scarsità d’acqua, tra 200 e 600 milioni la fame e tra 2 e 7 milioni l’anno le inondazioni costiere.

Fonte: www.repubblica.it

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