Via libera al Codice forestale

giovedì 25 gennaio 2018
Via libera al Codice forestale

È arrivato il “via libera” del Parlamento al nuovo schema di decreto legislativo recante disposizioni concernenti la revisione e l’armonizzazione della normativa nazionale in materia di foreste e filiere forestali. Le commissioni riunite Ambiente e Agricoltura della Camera, infatti, hanno approvato nel pomeriggio del 24 gennaio, il testo del parere presentato dai due relatori – Enrico Borghi e Giorgio Zanin – con un voto favorevole che ha visto l’astensione dell’unico deputato del M5S presente, Paolo Parentela. Il Senato ha già annunciato che non esaminerà il testo, si completa così l’iter di adozione del decreto, che ora passa al Consiglio dei ministri per l’approvazione definitiva e successiva pubblicazione sulla “Gazzetta Ufficiale”.

Nutrito il quadro delle modifiche fatte dal Parlamento. È stata accolta la “condizione Borghi”, che ha sancito all’art. 1 “il ruolo sociale e culturale delle foreste”. Chiarito anche cosa si intenda per “gestione attiva del bosco”, uno dei cardini del provvedimento: “l’insieme delle azioni silvocolturali volte a valorizzare le molteplicità delle funzioni del bosco, a garantire la produzione sostenibile di beni e servi ecosistemici”, tema che si aggancia alla definizione di gestione forestale sostenibile contenuta nel testo. Le commissioni hanno inoltre stabilito che il pagamento dei servizi ecosistemici generati dalle attività di gestione forestale sostenibile e dall’assunzione di specifici impegni silvoambientali non sarà più facoltativo ma obbligatorio. E che Regioni e Province autonome per definire i criteri di definizione di tali servizi dovranno rifarsi al collegato ambientale approvato con legge 221/2015. Aspetto che chiarisce come i beneficiari finali del sistema di pagamento dovranno essere gli enti locali, i Parchi e i soggetti gestori dei beni collettivi.

Importante anche il passaggio sulla multifunzionalità imprenditoriale e sulla cooperazione. Da un lato il governo viene impegnato a confermare la specialità della disciplina di cui all’art. 17 della legge 97/94 (per la montagna) e delle leggi 228/2008 e 244/2007, che consentono l’affidamento a cooperative agricole e di lavoro agricolo forestale dei comuni montani di lavori nel campo della forestazione in deroga alle norme generali sui lavori pubblici sulla base di apposite convenzioni. Dall’altro, si chiarisce che le cooperative forestali e loro consorzi che forniscono in via prevalente servizi in ambito forestale e lavori nel settore della selvicoltura (sistemazioni idrauliche forestali incluse) saranno equiparati agli imprenditori agricoli. Sarà un decreto del Mipaaf a disciplinare le modalità di equiparazione stabilite.

Rilevante poi la modifica fatta per prevedere che anche i fabbricati in stato di abbandono facciano parte del patrimonio per il quale scattano i disposti delle forme di sostituzione della gestione e di surroga della proprietà assenteista, previste dall’art. 12 per promuovere il recupero produttivo delle proprietà fondiarie frammentate e dei terreni incolti, silenti o abbandonati. Una nuova norma promuove infine la filiera produttiva locale. Secondo quanto previsto dal Parlamento, costituirà titolo preferenziale ai fini della concessione in gestione delle superfici forestali pubbliche la partecipazione di imprese aventi centro aziendale entro un raggio di 70 km dalla superficie forestale oggetto di concessione.

“La XVII legislatura – ha dichiarato il co-relatore del provvedimento, l’onorevole Borghi – chiude i battenti licenziando il nuovo codice forestale nazionale, una misura che si rivelerà presto decisiva per l’economia sostenibile e per la valorizzazione delle risorse della montagna italiana. Si pensi solo al fatto che proprio oggi l’Ue ha stabilito che per ridurre le emissioni di CO2 si dovranno significativamente aumentare i livelli di assorbimento da parte delle foreste. Con questa legge, la funzione ecosistemica delle foreste italiane viene riconosciuta e i proventi di questa azione andranno a beneficio delle proprietà pubbliche e delle collettività locali per la salvaguardia e la riproducibilità del bene foresta, innescando quindi economia sostenibile e virtuosa. Una legge che va letta in parallelo con quella sui piccoli comuni che consentirà alle municipalità in forma associata attraverso le Unioni e le Unioni montane di innescare percorsi di sviluppo locale legati alla green economy”.

Fonte: www.lanuovaecologia.it

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