Un pessimo accordo sul nuovo regolamento LULUCF

venerdì 15 dicembre 2017
Un pessimo accordo sul nuovo regolamento LULUCF

C’è l’accordo preliminare tra stati membri e Parlamento Europeo sull’atteso regolamento LULUCF (Land-Use, Land-Use Change and Forestry), che disciplinerà l’uso di suolo, i cambiamenti di uso del suolo e la silvicoltura. Il patto, che verrà adottato in seduta plenaria dell’Eurocamera e ad una riunione del Consiglio all’inizio del 2018, peggiora ulteriormente rispetto alle bozze circolate in precedenza. Sebbene le istituzioni comunitarie abbiano concordato un «obiettivo zero» per i settori coinvolti nel regolamento (che copre il periodo 2021-2030), hanno inserito una serie di flessibilità che sostanzialmente aprono ad un aumento cospicuo delle emissioni nel settore agricolo e forestale. Le associazioni ambientaliste hanno criticato il compromesso raggiunto, definendolo «non ambizioso».

Insieme ai trasporti, all’agricoltura, all’edilizia e ai rifiuti, il comparto LULUCF non rientra nel sistema europeo di scambio delle quote di emissione (EU-ETS). Come tale, è tenuto a contribuire a tagliare del 30% le emissioni entro il 2030 rispetto ai livelli del 2005, nell’ambito dell’impegno complessivo dell’UE che dovrebbe portare ad una riduzione delle emissioni del 40% entro il 2030.

Da questo punto di vista, la cosiddetta «regola di non addebito» o «obiettivo zero» toglie dai giochi il settore LULUCF, perché richiede che emissioni totali non superino la capacità di assorbimento della CO2 di terreni e foreste. Si potrà disboscare e cambiare la destinazione d’uso dei suoli fino a un tetto massimo che impedisca di emettere più di quel che si assorbe. Ma mancano gli obiettivi sulle emissioni negative, cioè dei target per una riduzione vincolante. In tal modo, gli stati membri sarebbero incoraggiati a concludere in pareggio la partita dell’inquinamento, senza davvero utilizzare il settore agroforestale per migliorare la rimozione del carbonio dall’atmosfera. Non solo: l’accordo preliminare sul testo propone anche di inserire una certa flessibilità nel raggiungimento degli obiettivi. Ciò significa che gli stati membri saranno liberi di utilizzare un meccanismo di compensazione che si concretizza in un credito fino a 360 milioni di tonnellate di CO2, il 10% di quella assorbita ogni anno dalle foreste europee. In pratica, si potranno aumentare le emissioni LULUCF, e anche l’«obiettivo zero» può essere aggirato. Alla Finlandia, paese ad alto tasso di deforestazione con piani per aumentare ancora il prelievo, sono stati concessi altri 10 milioni di tonnellate oltre il meccanismo di compensazione.

Unico dato positivo, ma a questo punto perfino inutile, è che il periodo 2000-2009 è stato concordato come punto di riferimento per il confronto dei livelli di emissioni, bloccando un ulteriore attacco sferrato dal Parlamento Europeo nel recente passato. Strasburgo proponeva infatti di calcolare il taglio delle emissioni utilizzando come riferimento la media del periodo 2009-2012, quando era appena entrata in vigore la nuova direttiva sulle energie rinnovabili, che promuove le bioenergie da deforestazione. Gli esperti e le organizzazioni non governative avevano gridato allo scandalo, avvertendo che l’impostazione arbitraria delle linee di base avrebbe indebolito i sistemi di contabilizzazione delle emissioni nell’UE e avrebbe avuto un impatto negativo sul clima.

Fonte: www.rinnovabili.it

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